
E’ chiaro che oggi, in Italia, il pericolo non è un nuovo fascismo in senso letterale. Non ho paura che emergano delle squadracce vestite di nero, con gli stivali fuori dai calzoni, che vadano in giro alla luce del sole su auto, camionette, jeep, a picchiare gli iscritti al Partito Democratico, all’Italia dei valori e a somministrare loro olio di ricino. Non ci sono le condizioni sociali ed economiche perché una cosa del genere avvenga, anche con la crisi che arriva. Però è anche chiaro che c’è una strozzatura dei valori democratici come non si era vista negli ultimi 60 anni. Invece di paragonare la situazione attuale al ventennio fascista io la paragono in genere al periodo della Restaurazione, o magari del “Secondo Impero” francese, lo stesso periodo rappresentato da Zola nei suoi romanzi. Siamo insomma in una fase controrivoluzionaria, reazionaria: in reazione culturale non alla Rivoluzione francese e ai suoi strascichi, ma al Sessantotto.
Al livello alto Berlusconi, dietro il suo rassicurante aspetto massmediatico, da amico dei pensionati, protettore delle massaie, cliente del bar che spara allegramente cazzate, ne ha già fatte e ne sta facendo tante: dal Lodo Alfano, alla limitazione per le intercettazioni, al casino sul Presidente della Vigilanza Rai Villari, chiaramente messo su da lui. Ce ne sono tante altre di cose, che convergono verso il famoso programma della P2 e portano a uno stato democratico solo di nome: così tante che in questa sede basterà rammentare le sue esternazioni di qualche settimana fa sulla necessità di controllare e “regolamentare i blog” (cosa che notoriamente avviene solo in Cina, Iran et similia). Non sarò insomma io a ripeterle qua, basta girare un po’ su internet e ci sono tutte.
Io mi voglio concentrare, brevemente, su altri due aspetti:
A livello alto: i partiti di sinistra sono allo sbando.
Chi si è fatto per tanti anni un culo così dentro PDS, DS, e ora PD, crescendo dentro questi partiti, intessendone la storia alla propria vita, ai propri scatti d’indignazione, alle proprie fibre, si sente accomunare nella coscienza dell’elettorato a quel branco di ladri del PSI degli anni ‘80. In questo hanno colpa certamente i vertici del PD, che non sanno comunicare con l’elettorato: non con un elettorato immaginario, ma col vero elettorato italiano. E sbagliano anche se si fanno dettare i temi su cui riflettere da Berlusconi stesso: lui è l’ultima persona che ha il diritto di parlare di “questione morale”. Non si vince rispondendo alle mosse dell’avversario, si vince semmai agendo contemporaneamente all’avversario. Finché si risponde all’altro, la partita è nelle mani dell’altro. Ma chi è che oggi in Italia saprebbe impostare temi, portare parole d’ordine convincenti? Certo, finché si vede l’elettorato come una riserva di voti e non come quelli davanti ai quali il partito deve rendere conto, non ci sarà nessuno.
Lo stesso atteggiamento lo vedo a volte anche tra le rovine della Sinistra estrema, ora extraparlamentare. Chi ha fatto politica per tanti anni, in Rifondazione, nei Verdi, etc., ancora oggi, in mezzo a questo sfacelo, può ritenere difficile concedere parola e prendere sul serio chi vorrebbe ora iniziare a militare nella sinistra. Intendiamoci: gli anni di militanza politica hanno sì la loro importanza. Ma la mia idea di sinistra non è quella di un’aristocrazia di militanti che guidino le masse, stabilendo dall’alto le parole d’ordine e le posizioni da prendere. Io non ho paura di una sinistra eretica, non indottrinata, in cui ci sono vari livelli, varie opinioni, che si armonizzano in una sintesi finale. Occorre che le masse, i militanti, partecipino il più possibile, senza direttive dall’alto: ognuno ha la sua voce, come il suo voto, e la voce di uno vale quanto la voce dell’altro. Se queste cose non le fa
Il livello basso, le basi. E qui si pone la questione dell’antifascismo. Si diffonde sempre più un’organizzazione chiamata Casa Pound. La sua particolarità è che a parole non si richiama la fascismo italiano. In questo sono molto più intelligenti di quelli di Forza Nuova. Ma è chiaro che le radici culturali loro sono tutte nel fascismo: su wikipedia per esempio è dato per certo che questa organizzazione “fa riferimento alla dottrina fascista e alla ‘Carta del Lavoro’ documento fondamentale del fascismo”. Iannone, loro leader e fondatore, nel suo manifesto politico fa un’ammiccante ma chiarissimo richiamo a Mussolini quando definisce il Cinema “l’arma più forte”. Un rappresentante di Casa Pound Arezzo, in un’intervista su Youtube (QUI) dice che il nazismo ha ricostruito l’identità tedesca, ma nega che si sia diretto contro le identità di altri popoli. Invece di andare a picchiare semplicemente la gente, come nei bei tempi andati, questi fanno poi delle azioni dimostrative. Protestano contro il caro-vita con distribuzioni gratuite di pane e pasta. Occupano case (a Roma). Protestano contro lo strapotere delle banche. Queste cose poi convivono con una serie di contraddizioni. Condividono, ad esempio, l’idea dell’attuale governo sulle “classi separate” a scuola per i ragazzi migranti (idea che contraddice tutto il sistema scolastico italiano, che si basa e si è sempre basato sull’integrazione, per esempio dei diversamente abili). Però a Roma hanno protestato contro
Il mio problema è, che fare nei confronti di questa gente? Finché non si dichiareranno apertamente fascisti non potranno essere messi fuorilegge. Parlavo con uno di loro della questione fascismo/antifascismo. Testuali parole: “Il fascismo è finito nel 1945. A me del fascismo non me ne importa niente, mi interessano i problemi della società di oggi”. Ma è chiaro, almeno a me, che non si può fare politica senza riferimenti, senza padri, e soprattutto senza schierarsi apertamente su una questione come il fascismo, su vent’anni di dittatura in Italia, passati da poco, di cui si vedono ancora i segni. Insomma, non andrò certo a impedire a quelli di Casa Pound di distribuire il pane. Ma sono contento se, qua ad Arezzo, un comitato antifascista gli ha fatto un controvolantinaggio, se la gente, dopo aver letto qual è il retroterra ideologico di casa Pound, in molti casi il pane gliel’ha ridato indietro.
Il marinaio
